LA “DIETA FODMAP” PER LA SINDROME DEL COLON IRRITABILE (IBS)

La sindrome dell’intestino (o colon) irritabile (IBS, Irritable Bowel Syndrome) è il più comune disturbo funzionale dell’apparato digerente. Ne soffre circa il 20% della popolazione, soprattutto donne, e si manifesta con sintomi di intensità variabile (per alcuni soggetti può addirittura condizionare fortemente la qualità di vita) con dolori addominali crampiformi o continui, gonfiore addominale e disturbi dell’alvo con scariche diarroiche (“colite”) che spesso si alternano a periodi di stitichezza. In realtà sarebbe più corretto parlare di un’IBS “a prevalente diarrea” piuttosto che di un’IBS “a prevalente stipsi”.

In quanto disturbo funzionale si giunge generalmente alla sua diagnosi dopo aver escluso altre malattie organiche, non esistendo appunto test specifici. Per quanto riguarda le cause invece, si è molto insistito in passato su ansia, depressione e situazioni stressanti in genere, attraverso cioè il meccanismo della “somatizzazione”. Anche se l’emotività ha senz’altro un ruolo determinante nel favorire le manifestazioni dell’intestino irritabile e numerosi studi confermano che la serotonina, in particolare, ha un ruolo chiave nel far dialogare correttamente cervello e intestino, recentemente si è visto che anche particolari tipi di alimenti possono favorire l’insorgenza e il prolungamento dei disturbi tipici del colon irritabile, specie nella forma a prevalente manifestazione diarroica.

Alcuni alimenti infatti sono fonte dei cosiddetti “carboidrati a catena corta” (fruttosio, lattosio, inulina e altri frutto-oligosaccaridi, sorbitolo, mannitolo, xilitolo e maltitolo) o “FODMAP” (Fermentable Oligossaccharides Disaccharides Monoaccharides And Polyols). Tali zuccheri vengono infatti assorbiti difficilmente a livello dell’intestino tenue, richiamando acqua per effetto osmotico e vengono quindi fermentati dai batteri intestinali causando produzione di gas, gonfiore addominale, flatulenza, crampi addominali e diarrea.

Per ridurre i sintomi dell’intestino irritabile, specie nei periodi di riacutizzazione, la Dieta FODMAP prevede la contemporanea esclusione di tutti questi zuccheri attraverso uno specifico protocollo dietetico che deve essere prescritto e gestito esclusivamente da un nutrizionista esperto. Si tratta di escludere per un periodo di tempo limitato i latticini freschi in genere, alcuni tipi di frutta, alcuni tipi di verdure ed ortaggi, tutti i legumi, molti tipi di dolcificanti e tutti i cereali contenenti il glutine. A tal proposito è bene precisare che, quando si esegue la Dieta FODMAP, il glutine non richiederebbe di essere eliminato, tuttavia è una molecola presente nel frumento, nell’orzo e nella segale e questi cereali possono essere ad alto contenuto di FODMAP (soprattutto i fruttani). Gli alimenti “senza glutine” sono solitamente a base di farina di riso, farina di mais o di avena, farina di patate e quinoa, che sono invece a basso contenuto di FODMAP, quindi scegliendo alimenti “senza glutine” si scelgono automaticamente alimenti a basso contenuto di FODMAP. Inoltre molti pazienti con colon irritabile potrebbero, secondo alcuni, essere potenziali soggetti che presentano una “sensibilità al glutine” (gluten sensitivity).

Dopo qualche settimana di “dieta di esclusione”, in cui generalmente si assisterà a un rapido e sensibile miglioramento dei disturbi (e durante la quale sarà importante segnare ogni giorno su di un diario gli eventuali sintomi riscontrati), si procederà alla “dieta di provocazione” reintroducendo cioè gradualmente, uno alla volta e ad ogni pasto, gli alimenti più ricchi di FODMAP che erano stati precedentemente esclusi, compilando sempre un “diario alimentare e dei sintomi” da sottoporre all’attenzione del medico alla visita di controllo.

Poiché gli alimenti tollerati da alcuni soggetti possono essere causa di sintomi per altri e viceversa, anche qui l’approccio dietetico dovrà essere rigorosamente personalizzato. In questo modo si arriverà a individuare la propria soglia di tollerabilità individuale (per qualità e per quantità) ai singoli alimenti e quindi minimizzare i disturbi della sindrome dell’intestino irritabile, allo scopo di migliorare il più possibile la qualità di vita delle persone con IBS.