Risposte a quesiti

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D. – 23/12/16  egregio dottore ho 51 anni e da circa un anno sono in menopausa, volevo chiedere se senza prendere ormoni è vero che assumendo gli omega 3 potrei migliorare le vampate grazie  A.B.

R. Gentile Signora, sempre che l’entità dei disturbi da lei sofferti non sia tale da condizionare fortemente la sua qualità di vita – e in tal caso sarebbe giustificata la terapia ormonale sostitutiva – un giusto equilibrio di omega 3 e omega 6 può senz’altro avere effetti positivi sui disturbi a breve termine tipici della menopausa quali vampate di calore, cambiamenti del tono dell’umore, insonnia, irritabilità, aumento della pressione arteriosa, del colesterolo e dei trigliceridi. Questi grassi “buoni” infatti, quando apportati nel giusto rapporto con l’alimentazione o con un’eventuale integrazione, stimolano la produzione degli estrogeni, hanno un complessivo effetto anti-infiammatorio, migliorano i meccanismi di regolazione della temperatura corporea e i disturbi della sfera emotiva. Mentre le fonti principali di omega 6 sono d’origine vegetale (ad esempio l’olio di girasole e di mais – da non cuocere!), gli omega 3 vengono apportati principalmente dal pesce “azzurro” (acciughe, sardine, aringa, sgombro), dal merluzzo, dal salmone selvaggio, dall’olio di pesce e dai crostacei. Attenzione però a non abusarne per il rischio di assumere con essi tracce di metalli pesanti quali piombo, mercurio e nichel. Ottime fonti di omega 3 sono anche le noci e i semi oleosi come il lino, la chia, la canapa e la zucca. Come sempre lo svolgimento di un’attività fisica regolare e costante associata ad una sana e corretta alimentazione (meglio se un po’ meno calorica rispetto a quanto si assumeva qualche anno prima allo scopo di contrastare la fisiologica tendenza all’aumento di peso), evitando lo stress e l’assunzione di caffè, alcolici e spezie, può sicuramente contribuire a migliorare le vampate oltre a permettere più in generale di affrontare al meglio i naturali fenomeni dell’invecchiamento. A disposizione, dott. A. Arcaro

D. – 28/08/16 Buongiorno Dottor Arcaro soffro spesso di candida e ho sentito che esiste una dieta per questo problema. Potrebbe darmi qualche consiglio? Grazie L. F.

R. Buongiorno. La candidosi è un’infezione causata da un fungo che normalmente è presente a livello vaginale, ma quando è in quantità eccessiva può causare i disturbi che probabilmente le sono noti: prurito, arrossamento e perdite biancastre. Bisogna subito precisare che non esiste in realtà la “dieta per la candida” da intendersi cioè come unico trattamento del problema. Infatti è fondamentale individuare e agire innanzitutto sui fattori che la favoriscono: riduzione delle difese immunitarie, gravidanza, pillola, antibiotici, diabete, abbigliamento sintetico e troppo stretto, ecc. La terapia della vulvovaginite da candida – a seconda della gravità e sempre su prescrizione medica – potrà essere locale (ovuli vaginali o pomate) oppure sistemica (farmaci da assumere per bocca). Tuttavia, per quanto riguarda l’alimentazione, può essere utile eliminare per un certo periodo i seguenti tipi di alimenti: tutti i prodotti da forno lievitati, i funghi, i latticini, gli alcolici in genere e tutte le bevande fermentate. Bisognerebbe evitare anche di consumare avanzi di cibo lasciati a fermentare così come pezzi di frutta o succhi di frutta aperti e conservati in frigo. Come sempre però, quando si parla di intervento dietetico mirato, più che seguire dei consigli generici, è fondamentale una corretta indagine delle abitudini alimentari e la successiva personalizzazione della dieta. A disposizione, dott. A. Arcaro

D. – 24/06/16 dottore buongiorno ho letto il suo articolo sulla cellulite. ho 22 anni e vorrei iniziare a prendere la pillola ma ho tanto paura di ingrassare e che mi venga questo problema. è vero che può succedere questo? grazie della risposta. Anna

R. Buongiorno, Anna. Le cause della cosiddetta “cellulite” sono molte e l’assunzione della pillola contraccettiva può contribuire sì, specie quando c’è una predisposizione familiare, alla comparsa e all’aggravamento della stessa (peraltro anche con risposte molto diverse da donna a donna), ma non è né la sola né la principale causa. Genetica e pillola a parte è più in generale una scarsa attenzione a uno stile di vita sano che la favorisce (viste le numerose mail giunte a seguito dell’ultimo articolo del mio Blog, pubblicherò prossimamente un ulteriore approfondimento sull’argomento). Bisogna dire che gli estrogeni influenzano direttamente il metabolismo del tessuto adiposo, favorendo quella che è la fisiologica distribuzione “a pera” del grasso sottocutaneo nella donna in età fertile, con una composizione corporea dove la quantità di massa muscolare è anche meno rappresentata rispetto al maschio. Gli estrogeni inoltre fanno rilasciare le fibre muscolari ed elastiche dei vasi venosi e linfatici, favorendo la fuoriuscita di liquido nello spazio tra le cellule del tessuto adiposo, con un rallentamento della circolazione. Anche il progesterone, che viene normalmente prodotto nella seconda parte del ciclo mestruale, causa un ulteriore accumulo di liquidi perché favorisce il riassorbimento di sodio e quindi di acqua da parte dei reni: ecco spiegata la ritenzione idrica e il senso di gonfiore che molte donne hanno prima delle mestruazioni. Riguardo alla pillola bisogna innanzitutto dire che oggi, rispetto al passato, esistono delle formulazioni estro-progestiniche a bassissimo dosaggio, altre che contengono un progestinico con azione diuretica e altre a base solo di progestinico senza l’estrogeno combinato. Ci sono poi i cerotti a rilascio ormonale, le “pillole” a forma di bastoncino da inserire e mantenere sotto la pelle oppure a forma di anello vaginale da inserire una volta al mese. E’ pertanto fondamentale rivolgersi al ginecologo per trovare la propria soluzione “su misura” sotto diversi aspetti. Vorrei allora rassicurarti ribadendo che, in definitiva, più che l’uso della pillola in sé, è più probabile aumentare di peso e favorire la comparsa della cellulite quando si usa una contraccezione ormonale “non adatta” al proprio corpo e, più in generale, se si hanno delle scorrette abitudini di vita (cattiva alimentazione, sedentarietà, fumo, alcol, indumenti stretti, ecc…, tanto più quanto più questi fattori risultano associati tra loro). A disposizione, dott. A. Arcaro

D. – 09/04/16 Gentile Dottor Arcaro mio figlio è intollerante al lattosio posso dargli il latte di soia? Grazie Sonia

R. Gentilissima Sonia, i bambini possono bere tranquillamente un latte vegetale, ma non in sostituzione del latte di mucca (o di capra o di pecora) per non andare incontro a problemi di crescita. In particolare per gli intolleranti al lattosio ci sono i latti delattosati o ad alta digeribilità che risultano ben tollerati in questi casi, oppure altri appositi latti sostitutivi. E’ importante infatti che il bambino assuma tutti i nutrienti di cui ha bisogno e che invece i latti vegetali non apportano. In sostanza i latti di soia, di avena, di riso, di mandorla, di kamut, ecc., non sono latte, né devono essere intesi come prodotti speciali per intolleranti. Dal punto di vista nutrizionale infatti non possono sostituire il latte vaccino e non sono altro che delle “bevande” o dei “drink”. Rispetto al latte animale sono semplicemente più digeribili per il fatto che contengono più acqua e proteine e zuccheri in forma meno complessa. Il valore biologico delle proteine vegetali però è decisamente inferiore rispetto a quello delle proteine del latte vaccino (al massimo circa 70 contro 90, rispettivamente). Molte di queste bevande vegetali vengono anche arricchite in vitamine e minerali perché non ne hanno in quantità sufficiente, ma vi sono importanti differenze da prodotto a prodotto. In conclusione, se un adulto digerisce male il latte vaccino, può assumere tranquillamente il latte vegetale (attenzione però al latte di riso e di avena per i diabetici!), ma per i neonati, bambini e adolescenti bisognerà invece integrare la propria dieta. A disposizione, dott. A. Arcaro

D. – 28/02/16 Salve la dieta proteica che prescrive prevede i pasti sostitutivi ? grazie  T.R.  

R. Buongiorno, il protocollo ad indirizzo medico dieta proteica che prescrivo non prevede assolutamente l’assunzione di pasti sostitutivi proteici (pasta, barrette, biscotti, dolci, prodotti  da forno, bevande, ecc…), ma un’integrazione con proteine del siero del latte accanto all’assunzione di tagli magri di carne, pesce azzurro e proteine vegetali, in grammatura calcolata in modo tale da fornire per ciascuna persona una quantità “normale” di proteine nell’arco della giornata (dieta proteica normo-proteica). Le sieroproteine del latte rispetto ai pasti sostituitivi offrono indubbiamente numerosi vantaggi. Innanzitutto hanno il più alto valore biologico (cioè forniscono tutti gli 8 aminoacidi essenziali nei giusti rapporti per garantire le funzioni “plastiche” dell’organismo: fare muscoli, ossa, ecc…), mentre i classici pasti sostituitivi sono spesso preparati con proteine dei legumi (soia e pisello) a valore biologico decisamente  più basso. Inoltre, a differenza di questi, non apportano coloranti, conservanti, oli e grassi vegetali nocivi per la salute. Le sieroproteine del latte poi, come confermato da un recente studio, sono in grado di far costruire la massa muscolare specie se in presenza di un’attività fisica adeguata, ma la preservano anche in corso di una dieta per perdere peso così come nelle persone che non la svolgono regolarmente. L’assunzione di circa 20-30 grammi di proteine ad alto valore biologico stimola infatti la sintesi proteica non solo nello sportivo (classico esempio nel post-allenamento), ma permette di mantenere integra la massa muscolare e la capacità funzionale man mano che si invecchia (The Journal of Nutrition, 2014). Cordialità, dott. A. Arcaro

D. – 09/02/16 Dicono che bere il latte causa i tumori, è vero? S.D.

R. Buongiorno, in base ai più recenti studi pubblicati su riviste scientifiche accreditate, SEMBREREBBE che il consumo di latte (di mucca, di pecora, di capra) possa essere implicato (assieme ad altri fattori di rischio, che comunque rivestono un ruolo decisamente più importante!) nello sviluppo del tumore della prostata, mentre, all’opposto, RISULTEREBBE avere un’azione protettiva nei confronti dell’insorgenza del cancro del colon-retto e forse anche della vescica. Altri studi hanno dimostrato che le persone che consumano abitualmente latte risultano avere ossa più forti e, in particolare, i bambini che non lo assumono, tendono a crescere di meno e ad avere le ossa più fragili rispetto ai coetanei. Tutti questi effetti sono probabilmente dovuti alla maggiore concentrazione nel sangue delle persone che bevono latte di un fattore di crescita (l’IGF-1), che stimola appunto le cellule a crescere. Altri studi ancora hanno evidenziato come un abuso di latte e derivati COMPORTEREBBE un maggior rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Questo però, sia chiaro, a seguito di un abuso di latte e latticini, ma non di un loro modesto consumo, che si è dimostrato appunto avere effetti positivi specie sul piano dello sviluppo. Il consiglio è pertanto quello di non esagerare con il consumo di latte, ma questo del resto deve valere per qualsiasi tipo di alimento. Il latte allora, anche se non essenziale, è un alimento completo e con altissime qualità nutrizionali, perciò, se ben tollerato, non c’è nessun motivo di buttarne via i cartoni! L’invito, come sempre, è quello di lasciar perdere le mode alimentari e le demonizzazioni da parte dei vari alternativi che non si basano sulle evidenze scientifiche. Cordialmente, dott. A. Arcaro

D. – 24/01/16 Salve Dottore, in farmacia mi hanno dato delle compresse di riso rosso fermentato per abbassare il colesterolo. Vorrei sapere se posso continuare a prenderle senza problemi e per quanto tempo dovrei continuare. La ringrazio per la sua autorevole risposta. Benedetta

R. Gentile Benedetta, assumerei 1 compressa al giorno, la sera dopo cena, per non meno di 2-3 mesi, quindi le consiglio di eseguire i seguenti esami da sottoporre all’attenzione del suo medico curante, il quale valuterà l’opportunità di confermarle o meno la terapia: colesterolemia totale, HDL-colesterolo, trigliceridemia, AST e ALT, creatin-fosfokinasi e proteina C reattiva. In caso dovesse accusare dolori muscolari (in genere alle cosce e alla braccia), anche se questo succede meno frequentemente rispetto all’assunzione dei comuni farmaci a base di statine, interrompa l’assunzione, esegua subito gli esami da me consigliati e si rivolga al suo medico. Tenga inoltre presente che una piccola percentuale di persone non è responsiva al trattamento. Infine, sottolineo che qualsiasi trattamento ipocolesterolemizzante non può prescindere da una sana e corretta alimentazione, anche nel caso in cui l’ipercolesterolemia fosse di origine familiare. Resto a disposizione, dott. A. Arcaro

D. – 10/01/16 buongiorno dottor Arcaro da sempre combatto con il mio peso, non vorrei che questo fosse dovuto anche a qualche intolleranza a certi tipo di cibo. potrebbe indicarmi che esami fare per capire se è vero grazie D.N.

R. Gentile D., sono spiacente deluderla ma tra i segni e i sintomi dovuti alle intolleranze alimentari NON vi è l’aumento di peso, come molti vorrebbero far credere… Le sconsiglierei pertanto di eseguire questi test essendo inutili e molto costosi. La invito a leggere, se non già fatto, nel mio sito la sezione allergie e intolleranze alimentari per ulteriori spiegazioni. A disposizione, dott. A. Arcaro

D. – 04/01/16 buongiorno, sono vegetariana da quasi 2 anni e sto pensando di diventare vegana. Vorrei conoscere il suo parere di nutrizionista se ci sono problemi per la salute.Molte grazie. F.P.

R. Buongiorno, rispondere a questa domanda in maniera sintetica è molto difficile e anche se scrivessi un articolo per il mio blog sarebbe altrettanto complicato. Comunque, indipendentemente dalle motivazioni che portano la persona alla scelta vegana, ideologiche o religiose, che meritano assoluto rispetto, oppure perché oggi particolarmente di moda, do il mio parere tecnico che concorda con quelle che sono attualmente le evidenze scientifiche e cioè che, se lo scopo è una scelta “salutistica”, non vi sono buoni motivi per preferire e raccomandare l’alimentazione vegana al fine di prevenire l’insorgenza di malattie in senso assoluto, anzi il rischio di andare incontro a importanti carenze nutrizionali è molto elevato. Blocco subito eventuali obiezioni facendo presente che, in genere, chi sostiene il contrario, non ha titolo né sufficienti conoscenze della materia per potere esprimere un parere in merito e questo può bastare. Invece un’alimentazione di tipo latto-ovo-vegetariano, variata ed equilibrata e, più in generale, un ridotto consumo di carni rosse, possono sicuramente contribuire a favorire e a mantenere il buono stato di salute della persona. Se poi un vegetariano “non stretto” volesse assumere anche 1-2 volte alla settimana del pesce azzurro, ecco che in questo modo non si discosterebbe molto da quello che a tutt’oggi è il modello alimentare più salutare per eccellenza, la Dieta Mediterranea. Cordialmente, dott. A. Arcaro

D. – 23/12/15  Salve è vero che la birra dopo lo sport aiuta a ripristinare le perdite col sudore di acqua e dei sali ? A. L.

R. Niente di più falso direi, anzi la birra ha un effetto diuretico (per inibizione della produzione dell’ormone anti-diuretico dovuta all’alcol etilico) che è addirittura superiore a quello delle altre bevande alcoliche! Bere birra dopo l’attività fisica infatti causa paradossalmente un’ulteriore disidratazione dell’organismo, perché la quantità di urina prodotta è paragonabile, se non superiore, alla quantità di acqua introdotta con la birra stessa. Dopo un’attività sportiva, specie quando non è svolta a livello agonistico o nei mesi meno caldi, un po’ d’acqua fresca va benissimo, anche quella del rubinetto. I sali minerali persi potranno invece essere facilmente integrati al primo pasto con frutta, verdura e ortaggi freschi. A livelli più alti, si dovrà invece ricorrere (prima, durante e dopo l’attività) agli sport-drink che si trovano in commercio. In alternativa, con pochi centesimi, è possibile fare in casa il nostro integratore idro-salino, semplicemente sciogliendo in un litro di acqua minerale un cucchiaino di sale, 6 cucchiaini di zucchero e spremendoci 2-3 limoni. Cordialità, dott. A. Arcaro

D.25/11/15  Gentile Dottore, ho 26 anni e ho l’ovaio policistico con praticamente tutti i problemi di cui parla nel suo blog. Anche se mi era già stata consigliata la pillola dal mio medico io non ho mai voluto prenderla perché ho familiarità per disturbi di circolazione e perciò sono sempre stata contraria. A parte la pillola esiste un’altra terapia alternativa per questo problema? Grazie per la sua risposta. F.R.

R. Gentilissima F., consiglierei uno studio genetico della coagulazione e lo screening per la trombofilia (fattore II, fattore V Leiden, proteina C, proteina S, omocisteinemia, anticorpi anticardiolipina, PT, PTT, antitrombina III, folati e B12, facendo anche emocromo, glicemia, sideremia, ferritina, creatininemia, AST , ALT), magari sentirei prima direttamente il parere di un ematologo e quindi del suo ginecologo. Comunque, una familiarità per disturbi della coagulazione non significa necessariamente avere la malattia. Se poi così fosse, come ho scritto nel mio articolo, potrebbe assumere una pillola solo a base di un progestinico in continua con spiccata attività antiadrogenica, che è compatibile con questa condizione. Con l’occasione di eseguire gli esami, sarebbe bene fare anche una curva da carico orale per glucosio e insulina (OGTT), meglio se in una struttura dove vengono eseguiti i prelievi a più tempi intermedi possibile (idealmente da 0 fino a 180 minuti). Se questa dimostrasse un chiaro quadro di iperinsulinismo, si potrebbe valutare l’opportunità di assumere la metformina. Cordiali saluti. Dott. A. Arcaro

D.13/11/15 Gentilissimo dr. Arcaro, sono vegetariana (assumo occasionalmente latte, formaggi e uova) e sono in sovrappeso. Vorrei sapere se in caso la dieta proteica che lei prescrive potrei eventualmente seguirla anch’io. Grazie infinite. Romina

R. Buongiorno, Romina. Certamente, al posto di carne e pesce potrà assumere tranquillamente ad uno dei pasti principali proteine di origine vegetale (essenzialmente sottoforma di seitan, tofu e tempeh, in quantità  adeguata e calcolata in base al suo peso corporeo ideale, allo scopo di garantire un regime normo-proteico) accanto a un’integrazione con sieroproteine del latte ad alto valore biologico. Nella mia esperienza ho già prescritto questa stessa dieta anche a vegani (francamente obesi e con ottimi risultati, peraltro correggendo importanti carenze micronutrizionali dovute a un regime dietetico squilibrato) che hanno accettato di assumere per un brevissimo periodo sieroproteine del latte. A disposizione, dott. A. Arcaro

D.11/11/15 Buonasera ho recentemente fatto un tatuaggio permanente alle sopracciglia ma il sopracciglio di sinistra ha una specie di angolo verso la coda che se anche non è così evidente io comunque lo noto e per me è un problema. L’estetista mi ha detto che è disposta a venirmi incontro e correggere ma prima dovrei cancellarlo col laser. Vorrei sapere se si può,quali sarebbero i costi, ecc. grazie. M.N.

R. Sì è possibile rimuovere il make-up permanente con ottimi risultati con gli stessi laser (Q-switched) impiegati per rimuovere gli altri tatuaggi, professionali o amatoriali. Un tatuaggio cosmetico come il suo richiede mediamente un numero di trattamenti che può andare da solo 1 a 6 sedute intervallate da circa 4 settimane (un tattoo professionale invece richiede in media da 4 a 12 trattamenti). Bisognerà valutare se è il caso di rimuovere totalmente il disegno oppure se può essere sufficiente intervenire parzialmente solo sul segmento della coda del sopracciglio. Se il tatuaggio è nero la condizione è ideale, se invece sono stati utilizzati pigmenti rosa, arancioni o marroni sarà opportuno effettuare un test su una piccolissima area prima del trattamento completo per escludere reazioni che potrebbero portare ad un annerimento permanente dei pigmenti. Ciò premesso, potrò darle un’informazione più precisa e completa (anche in termini di costi, che comunque non prevedo così importanti) solo dopo una mia diretta valutazione. Cordiali saluti, dott. A. Arcaro

D.31/10/15 Buongiorno Dottore, la dieta proteica essendo iperproteica non rischia di far male ai reni? Grazie, F.B.

R. Buongiorno, l’argomento è complesso. Tutte le diete proteiche (chetogeniche) sono inevitabilmente iperproteiche in percentuale delle calorie fornite e generalmente quasi tutti i regimi di questo tipo lo sono anche per la quantità di proteine assunte nell’arco della giornata. Il protocollo Dieta Proteica da me prescritto è sì una dieta iperproteica in percentuale delle calorie fornite dalle proteine (rispetto a un regime dietetico bilanciato), ma è sempre normoproteica in termini di quantità di proteine assunte nelle 24 ore (ogni persona infatti riceve la propria dieta “su misura”). Bisogna allora sapere che i reni “ragionano” in grammi e non in calorie fornite dalle proteine. Pertanto dieta normo-proteica, prescritta e gestita sotto controllo specialistico e per un periodo brevissimo (massimo 3 settimane) non è affatto pericolosa per la salute! Purtroppo molti prescrivono o seguono una dieta proteica ma non sanno bene cosa stanno facendo, altri la criticano o la demonizzano ma in realtà non sanno bene di cosa parlano… Cordiali saluti, dott. A. Arcaro

D.15/10/15 Buonasera dottore ho visto i risultati sorprendenti che una cara amica di Padova ha avuto con lei. Ho fatto negli anni moltissime diete diverse ma senza grossi risultati. Volevo chiedere se è possibile essere seguita da lei magari a distanza perché vivo a Reggio Emilia. Grazie.Roberta.

R. Buongiorno, Roberta. Sono spiacente, ma sarebbe scorretto prima di tutto nei suoi confronti accogliere la sua richiesta. Sono sempre stato contrario alle consulenze e alle diete on-line o cose simili.  E’ necessaria quantomeno una mia prima valutazione diretta della sua persona per poter stabilire se sarà possibile gestire un programma dietetico che non richieda controlli troppo ravvicinati (e non solo). Resto comunque a sua disposizione per un breve colloquio telefonico, cercherò di capire come poterla aiutare, ma escludo qualsiasi prescrizione senza averla prima visitata. Cordiali saluti, dott. A. Arcaro

D. – 12/10/15 gentile dottore chiedo se è vero che un gelato può sostituire qualche volta un pasto grazie mille paola

R. Buongiorno, Paola. Dipende. Io lo considero piuttosto un’ottima merenda, per le sue proprietà nutritive, specie per i bambini e gli anziani inappetenti, e spesso lo inserisco come una delle alternative dello spuntino nelle diete moderatamente ipocaloriche d’estate, ma sempre come gelato “artigianale alla frutta” o sorbetto.  Bisogna infatti fare sempre attenzione alla quantità e alla qualità del gelato! Se si riferisce a una bella coppa di gelato alle creme al posto della cena, assunta occasionalmente in ferie, si può fare benissimo se la persona è in normopeso e moderatamente attiva. Per chi invece ha problemi di peso ed è sedentario, direi che questo forse è un lusso che sarebbe meglio non concedersi… Cordiali saluti, dott. A. Arcaro