CELLULITE: BUONE NOTIZIE, QUESTA MANOVRA NON S’HA DA FARE!

Sono almeno 30 anni che la pubblicità insiste a proporre la classica immagine di una giovane e bella ragazza che spreme e comprime con le proprie mani il lato della coscia mettendo in evidenza una cute scabrosa e costellata da buchetti che ricordano la buccia di un’arancia. Tutte allora a correre ai ripari e ad acquistare subito le creme e cremine indicate per combattere la famigerata cellulite! Eppure questa giovane modella in condizioni normali ha una pelle perfettamente liscia e quante di voi avranno magari notato la stessa cosa… Se facessimo delicatamente la stessa manovra sulle cosce di un neonato avremmo lo stesso effetto, ma è possibile che un bambino così piccolo abbia la cellulite?! Questa allora è una manovra scorretta che semplicemente non deve essere fatta, perché l’effetto “buccia d’arancia” non è quello vero che si riscontra negli stadi avanzati della cellulite, ma un artificio che deriva dal portare in superficie, attraverso la compressione manuale dei tessuti, il grasso normalmente presente sotto la cute, mettendone in evidenza la sua fisiologica struttura in lobi cui sono disposte le cellule adipose. Pertanto nulla a che vedere con la trasformazione fibro-sclerotica della vera cellulite.

Ma cos’è precisamente la cellulite? Innanzitutto bisogna dire che il termine “cellulite”, ormai diventato di uso comune, non è corretto perché sta ad indicare un processo infiammatorio a carico delle cellule, quando in realtà si tratta di un processo degenerativo del tessuto adiposo sottocutaneo, a sua volta dovuto a un’alterazione della circolazione venosa e linfatica, che tende nel tempo a peggiorare. Non è solo un inestetismo, ma è a tutti gli effetti una malattia, con diversi stadi di gravità, e prende il nome di panniculopatia edemato-fibro-sclerotica (PEFS). In sintesi un’alterazione del microcircolo crea una sofferenza a carico delle cellule adipose che degenerano a causa di alterati scambi metabolici: ristagno di liquidi, ridotta ossigenazione cellulare e formazione di tessuto fibroso cicatriziale.

Poiché la cellulite tende a causare un aumento di volume specialmente a livello dei fianchi e dei glutei deve essere distinta dall’adiposità localizzata, un eccesso di tessuto adiposo circoscritto appunto in queste aree del corpo a scopo di riserva energetica (finalizzata alla gravidanza e all’allattamento) e che quindi non ha alcun significato patologico, anche se oggi viene considerato dai più un inestetismo. Negli ultimi 40 anni, infatti, sono variati i canoni di bellezza, cioè alle tipiche forme della donna mediterranea (fianchi larghi e spalle strette) viene preferita la donna con habitus androide.

Un’altra importante differenza è tra la vera cellulite (PEFS) e una cellulite per così dire “estetica”, dovuta al cedimento del muscolo gluteo e non a una condizione patologica sottostante: la perdita del tono e del volume del muscolo grande gluteo porta infatti a uno scivolamento verso il basso dello stesso per gravità. La massa muscolare cadente andrà a comprimere i tessuti posteriori della coscia e a spostarli verso l’esterno. Questo comporterà inoltre lo stiramento di setti fibrosi, che connettono normalmente il derma della pelle alla fascia muscolare sottostante, con conseguente formazione di una pseudo-buccia d’arancia, che nulla ha a che fare con gli stadi avanzati della PEFS. Una semplice prova per dimostrare la perdita di tono dei muscoli glutei è che il problema si presenta solo quando la persona è in piedi e scompare invece quando si mette distesa a pancia in giù, venendo meno la forza di gravità. Bisognerà allora intervenire per ripristinare una giusta quantità di massa muscolare allo scopo di mantenere il tono e il volume dei glutei, impedendone lo scivolamento per caduta. Questo deve essere fatto sia attraverso l’esercizio fisico (ad esempio esercizi in palestra come lo squat o semplicemente a casa, con il supporto di una sedia, mantenendo sollevata una gamba alla volta nelle 3 direzioni – in avanti, di lato e dietro – per 20 secondi, per 20 volte al giorno e per almeno 2 settimane) che con una dieta che preveda un’integrazione aminoacidico-proteica ad alto valore biologico (idealmente la stessa impiegata nei protocolli dietetici Dieta Proteica) al fine di stimolare la sintesi muscolare.